Papa Francesco, proveniente da Città del Messico, è atterrato all’aeroporto di Tuxtla Gutierrez, capitale dello Stato messicano del Chiapas, e a San Cristobal de Las Casas ha celebrato la messa e pranzato con le comunità indigene. L’accoglienza al Papa è stata molto calorosa e variopinta, con centinaia di bambini che hanno intonato canzoni vestiti con i costumi colorati della tradizione locale ed è stato ricevuto dall’arcivescovo mons. Fabio Martinez Castilla e dalle autorità locali.

Durante la messa a San Cristobal ha chiesto “perdono” ai popoli indigeni per le “sistematiche” incomprensioni ed esclusioni subite, per le spoliazioni delle loro terre.

Che tristezza! Quanto farebbe bene a tutti noi fare un esame di coscienza e imparare a dire: perdono!

Papa Francesco ha ricordato che “a sfida ambientale che viviamo e le sue radici umane ci toccano tutti e ci interpella. Non possiamo più far finta di niente di fronte a una delle maggiori crisi ambientali della storia.

Ha poi continuato rivolto alle comunità indigene:

I vostri popoli, come hanno riconosciuto i Vescovi dell’America Latina, sanno relazionarsi armonicamente con la natura, che rispettano come ‘fonte di nutrimento, casa comune e altare del condividere umano’ (Documento di Aparecida, 472).

Inoltre ha aggiunto:

I giovani di oggi, esposti a una cultura che tenta di sopprimere tutte le ricchezze e le caratteristiche culturali inseguendo un mondo omogeneo, hanno bisogno che non si perda la saggezza dei loro anziani! Il mondo di oggi, preso dal pragmatismo, ha bisogno di reimparare il valore della gratuità!

Un momento di forte intensità e commozione si è avuto durante la messa alla «supplica» dei fedeli pronunciata in lingua locale da un rappresentante indio con toni incalzanti e di profonda emozione, quasi piangendo, sui drammi subiti dalla propria gente. Durante la «supplica» i tanti indios presenti alla messa ascoltavano a capo chino, in ginocchio, con le mani sul viso o sul capo. Papa Francesco ha ascoltato, a sua volta, in assorto raccoglimento. Il Salmo è stato cantato in lingua locale chol.

Al termine della messa un rappresentante delle comunità indigene ha ringraziato «jTatik Francisco»:

Grazie per averci fatto visita, nonostante molte persone ci disprezzino, tu hai voluto venire qui e ci hai preso in considerazione, come la Vergine di Guadalupe ha fatto con san Juan Dieguito. Portaci nel tuo cuore con la nostra cultura, con la nostre allegria e con le nostre sofferenze, con le ingiustizie che patiamo… Anche se vivi lontano a Roma, ti sentiamo molto vicino a noi. Continua a contagiarci con la gioia del Vangelo e continua ad aiutarci a custodire nostra sorella e madre terra, che Dio ci ha dato.