Nuove prove di collaborazione per la Siria, una situazione ben più grave delle differenze ideologiche, quelle che si intravedono tra il presidente russo Vladimir Putin e quello americano uscente Barack Obama.
I due presidenti hanno, secondo quanto riferito dall’agenzia di stampa russa Interfax, concordato via telefono l”intensificazione della collaborazione tra le rispettive agenzie ed altre strutture per implementare la dichiarazione di cessate il fuoco del Gruppo Internazionale di Supporto sulla Siria.

Anche nel dibattito tra i vari candidati alla presidenza degli Stati Uniti d’America fa capolino il ruolo della Russia in Siria: ad esempio l’ex governatore della Florida Jeb Bush è contrario all’intervento russo in Siria, perché a suo avviso il Cremlino bombarda anche forze di opposizione ad Assad sostenute dagli Usa, mentre il magnate newyorkese Donald Trump è altamente favorevole, dicendo che nel caso in cui venga eletto, la sua priorità nel campo della sicurezza nazionale sarebbe decidere come attaccare l’Isis e i suoi militanti, definiti “animali“, e ha criticato sia la guerra in Iraq sia l’accordo voluto da Obama sul nucleare iraniano.

Federica Mogherini, Alto rappresentante Ue per gli affari esteri e la politica di sicurezza, durante un’intervista al Corriere della Sera, ha dichiarato:

In Siria non c’è “soluzione puramente militare. C’è stata una presa di responsabilità della comunità internazionale, che in un momento di stallo dei negoziati, avviati e sospesi a Ginevra, ha assunto su di sé il compito di dare una spinta a tradurre in pratica accordi già presi, verificando con le parti internazionali e regionali le condizioni per far cessare le ostilità e sbloccare l’accesso agli aiuti umanitari. Serviva che tutti, da Stati Uniti e Russia fino a Turchia e Arabia Saudita, si impegnassero in tal senso. Lo abbiamo fatto giovedì notte con la creazione di due task force, anche se è ancora prematuro parlare di successo, ma l’incontro del Gruppo internazionale di supporto sulla Siria non è stato un fallimento.

Sempre la Mogherini, parlando anche della linea dell’Italia in Europa ha aggiunto:

Il nostro Paese ha capito benissimo che per salvare il processo di integrazione c’è bisogno di cambiare la nostra Unione. In questo anno e mezzo di lavoro in Commissione e in Consiglio ho visto un’Italia protagonista di battaglie forti e importanti non a beneficio suo ma di tutta l’Europa. L’Alto rappresentante cita due esempi su tutti: la flessibilità e l’immigrazione. Con il premier Matteo Renzi abbiamo ruoli istituzionali diversi e possiamo avere stili diversi ma non c’è una diversa visione politica. Gli obiettivi sono gli stessi.